Arte dei suoni, ovvero la musica

La musica è un’arte che si esprime mediante i suoni; arte astratta per eccellenza, che non conosce limiti di contenuto, che si rivolge prima allo spirito e poi all’intelletto, e per la quale si concretano dei sentimenti, o meglio un substrato di sentimenti che, componendosi nell’intimo dell’artista, determinano sempre nuove combinazioni degli elementi sonori. Sul piano estetico è impossibile, o almeno improprio, schematizzare e circoscrivere stili, forme, maniere o mezzi d’espressione.

E’ un’immagine di un atto di creazione, attività soggettiva fecondata che raggiunge una forma estetica, appare come una naturale inclinazione nell’uomo, il quale, se pure segue indirizzi diversi nelle varie epoche storiche e affina le proprie possibilità con la ricerca di nuovi ritrovati tecnici, sempre ha cercato in quest’arte il supremo slancio di una spiritualità istintiva.

Continua per leggere

Libro nel mondo antico

Il libro è un complesso di fogli, stampati o scritti, legati insieme a costituire un volume di determinato formato, munito di copertina e rilegato. Si distingue il libro a stampa ed il libro manoscritto (detto anche codice). Rispetto al suo spessore il libro si dice anche opuscolo quando non raggiunge le 100 pagine. Si distingue inoltre per i vari tipi di legatura. Diverse locuzioni infine distinguono il libro per il suo stato, il suo contenuto, il suo scopo, la sua origine, ecc. Per la schedatura e la conservazione dei libri nel mondo si usano le biblioteche.

Le più antiche materie scrittorie furono le pareti delle rupi e delle caverne, sulle quali l’uomo primitivo incise segni ideografici. Successivamente si scrisse su foglio (da qui il nome «foglio»), sulla parte interna della corteccia e sul legno interno dell’albero. Altre materie scrittorie dei popoli dell’antichità furono i mattoni, le tavolette e i cilindri d’argilla e di terracotta, i cocci di stoviglie graffiti (ostraka).

Continua per leggere

Che differenza c’è tra sapere e sapienza?

Utilizzate spesso come sinonimi intercambiabili, non tutti in realtà sono a conoscenza del fatto che si tratta di due cose diametralmente opposte. Scopriamo quindi che differenza che tra sapere e sapienza. Il sapere è la scienza e la cultura in quanto possedute coscientemente dall’individuo. Nella filosofia antica il sapere è stato sinonimo di sapienza e di scienza fino ad Eraclito e soprattutto a Socrate che si riconosceva possessore della sapienza per il fatto che sapeva di non sapere.

Questo disilludere dal poter sapere, soprattutto nei riguardi del proprio essere, è stato motivo dominante nelle scuole post-socratiche e anche nel platonismo cristiano (la dotta ignorantia del Cusano). Aristotele distinse fra sapere primitivo o spontaneo, che si limita all’esperienza, e sapere riflesso o razionale promosso dalla curiosità sapere che ogni uomo ha in sé e che si distingue per la sua oggettività e per il suo obbiettivo che è la conoscenza delle cause. Nell’Ellenismo il sapere è un inventario della cultura umana, come veniva fatta dai dotti dello stampo di Varrone, per il gusto del sapere.

Il sapere per il sapere. Di una simile concezione risentirà anche l’umanesimo. La nozione contemporanea di sapere fece la comparsa nella filosofia moderna con Cartesio: esso è soggettivo, in quanto è ricercato da un principio razionale attivo dell’individuo. Per Hume, essendo caratteristica del sapere la certezza, è possibile solo un sapere matematico, mentre si esclude un sapere anche nei confronti delle scienze fisiche basate sulle ipotesi. Limitato è anche il sapere kantiano che investe i soli fenomeni. Per Hegel invece è possibile un sapere assoluto che consiste nell’autocomprensione dello spirito quale attualità esistente e quale attività cosmica e storica nel suo divenire.

La sapienza in quanto saggezza

La sapienza, invece, indica in genere un profondo affinamento intellettuale e morale. La sapienza somiglia parecchio alla saggezza, con la differenza tuttavia che nota dominante della sapienza è la perfezione intellettuale, mentre il concetto di saggezza accentua maggiormente l’aspetto morale e pratico. La sapienza si distingue dal sapere per il suo campo ristretto alle ultime cause delle cose, mentre il sapere spazia nel campo scientifico e non contempla la perfezione morale del soggetto che sa.

Si distingue inoltre dalla prudenza, perché questa è solo una delle virtú intellettuali e morali che caratterizzano la sapienza. Particolarmente coltivata nel platonismo e neoplatonismo, la sapienza è ivi intesa come ideale della filosofia nel suo tendere alle verità eterne. Per Bonaventura la sapienza è l’ultima perfezione e pacificazione dello spirito, quale sintesi di scienza e santità, pienezza di conoscenza e di affettività che deriva dall’intimo esperire il mistero di Dio, mediante la fede, l’adorazione e l’amore. Per questo essa è anche detta a unione mistica e dotta ignorantia.

Rasarsi la barba non è sempre semplice: modi e consigli

Per un uomo, radersi la barba è spesso un impegno che si presenta difficoltoso o poco efficiente soprattutto se si è abituati a farla crescere di molto per poi sfoltirla o rasarla completamente. L’uso del rasoio è molto importante sia per la propria estetica, in modo da avere una rasatura perfetta, e sia per la cura della propria pelle, in modo che dopo la rasatura non vi siano segni o tagli che sfigurano il volto.

Rasoio elettrico o rasoio usa e getta?

Per rasarsi la barba vi sono due tipi di rasoi, uno usa e getta, e uno elettrico. Il primo spesso ha un’aderenza alla pelle del viso un po’ più aggressiva rispetto invece al rasoio elettrico. Il rasoio usa e getta richiede più lavoro da parte di un uomo intenzionato a togliersi completamente la barba ed avere dunque un viso liscio e pulito. Spesso il rasoio usa e getta genera delle piccole lesioni, dei piccoli tagli nonostante possa avere doppia o tripla lama, accompagnate da una base oleosa che aiuterebbe il rasoio a scivolare sulla pelle e non creare ferite.

Il rasoio usa e getta è comodo perchè non deve essere pulito o ricaricato all’alimentatore come il rasoio elettrico. Questo infatti, è uno strumento un po’ più sofosticato, e durante la rasatura è sempre consigliabile tenere la pelle un po’ tesa per ottenere una pulizia totale dei peli, come accde anche per il rasoio usa e getta, è consigliabile effettuare la rasatura contropelo.

Ottenere la rasatura desiderata con i rasoi elettrici

Esistono diversi tipi di rasoi elettrici, vi sono i rasoi a tre testine circolari al cui interno ruotano contemporaneamente tre lame circolari che dovrebbero assecondare la fisionomia del viso durante la rasatura. Vi sono poi i rasoi a lamina, che contengono una sorta di coltello che vibra con alla base una lamina forata che taglia i peli della barba. E’ necessario che il rasosio elettrico venga pulito dopo al massimo due o tre volte che lo si è utilizzato, poiché al suo interno rimangono residui di peli che possono rendere il rasoio mal funzionante.

Vi sono però delle pelli sensibili che spesso dopo la rasatura, o durante, si irritano facilmente e presentano la fuoriuscita di brufoli e foruncoli. Per prevenire ed evitare questi problemi è utile utilizzare delle creme apposite e delicate che proteggono la pelle, e per la scelta del rasoio elettrico da utilizzare si consiglia spesso quello con sistema a lamina o con dispenser di crema idratante.

Come si comunicava prima della odierna e gettonata connessione ADSL

La connessione ad internet è ormai una vera e propria necessità. Oggi quasi nessuno può fare a meno di internet, perchè con il web si può fare davvero ormai di tutto, dagli acquisti, ai pagamenti, al giocare, all’informarsi, al comunicare in generale e soprattuto al giorno d’oggi, si può anche lavorare. Internet è un bene comune, e i vantaggi ad usare una connessione sono veramente tanti, per questo bisogna tener conto dell’importanza del modem, un’invenzione che esiste fin dagli anni ’20.

Gli albori e lo sviluppo dei modem

Pare che i modem esistevano gia dagli anni ’20 e venivano usati insieme alle telescriventi per inviare dati con la rete telefonica. Il modem analogico veniva usato soprattuto alla fine degli anni ’40 quando l’US Air Force aveva la necessità di trasmettere sia dati che immagini radar al comando generale. Durante gli anni ’50 invece il Modulatore/Demodulatore fu oggetto di sperimentazioni tecniche volte a migliorare il suo funzionamento, da parte dei Bell Laboratories che insieme ad alcuni modelli di telescriventi riuscirono a ricevere dati fino a 150 bit al secondo.

E’ nel 1962 che arriva invece il primo modem commerciale, denominato Bell 103 e messo in commercio dalla AT&T. Questo modem consentiva trasmissioni in full-duplex, funzionalità di FSK – frequency-shift keying, una velocità di 300 bps.

In quel periodo non era ancora un’azione legale da parte di chiunque, collegare il modem alle linee telefoniche tramite doppino telefonico, i modem erano progettati per avere la cornetta alla base con una forcella e due cavità, in cui da una parte vi era l’altoparlante e dall’altra vi era il microfono. Con questa progettazione i segnali che l’altoparlante rilevava venivano convertiti in segnali elettrici ed inviati poi per la demodulazione.

Negli anni ’70 avvengono sperimentazioni ingegneristiche che preannunciano l’odierno sopravvento della tecnologia.

La velocità dei modem si evolse negli anni ’70 con l’arrivo delle BBS – Bullettin board system, dei computer che utilizzavano dei software che permettevano la connessione tramite una linea telefonica. In questo periodo vi fu la comparsa del modem da 1200 baud con i primi algoritmi di compressione. Nel 1977 ci fu il primo modem domestico, creato da Dale Heatherington e Dennis Hayes, dopo il modem a 2400 bps, nel 1990 si diffusero i modem a 4800 baud, e nel 1991 i modem a 9600 baud, e anno dopo anno vi furono i modem a 14.4Kpbs, seguiti da quelli a 28.9Kbps e da 56Kbps, questi ultimi furono creati dall’ingegnere canadese Brent Townshend.

Successivamente con il nuovo millennio si diffonde il nuovo standard di connessione USB, uno standard che i modem fanno proprio, e il sopravvento della connessione ADSL si è avuto grazie al raggiungimento di 20-30Mbps, e con le tecnologie GPRS, UMTS, HSDPA, le reti mobili possono raggiungere i 7.2Mbps .

Vantaggi dello spazzolino elettrico

L’igiene orale è senza dubbio una caratteristica molto importante dell’organismo umano, e per curarla al meglio, e prevenire problemi come l’alitosi o le carie ai denti vi sono diversi modi, uno tra questi è l’uso dello spazzolino elettrico.

Caratteriatiche dello spazzolino elettrico

Lo spazzolino elettrico è costruito in modo differente dallo spazzolino manuale. Lo spazzolino elettrico per le sue caratteristiche, spesso risulta molto più utile e pratico per la propria igiene orale, è composto da una testina caratterizzata da setole che roteano e vibrano a frequenze differenti che possono essere regolate manualmente. Questo tipo di spazzolino funziona a batterie, che devono poi essere ricaricate con l’alimentatore o eventualmente sostituite, se si usano le pile.

Queste batterie fanno funzionare il motore che vi è all’interno dell spazzolino elettrico e che fa muovere e vibrare la testina con le setole. Vi sono degli spazzolini elettrici più potenti che sono chiamati idropulsori. Questi spazzolini sono molto utili per pulire a fondo depositi di placca e di cibo che si collocano tra le gengive e i denti. Lo spazzolino idropulsore genera un potente getto d’acqua pressurizzata, ed è ideale per pulire protesi, apparecchi e capsule dentali.

Perchè scegliere o non scegliere lo spazzolino elettrico

Molti professionisti dell’igiene orale considerano lo spazzolino elettrico uno strumento molto efficace per pulire i denti, questa affermazione viene confermata da numerose ricerche sull’igiene dentale. Ma lo spazzolino elettrico viene considerato molto utile soprattutto per persone disagiate o che potrebbero praticare male l’igiene dentale, come i bambini che inoltre, rimangono spesso affascinati da tale strumento tecnologico, o i portatori di handicap che presentano limiti a livello fisico e motorio per poter praticare al meglio la pulizia dei denti.

Lo spazzolino elettrico rimane comunque uno strumento da considerare molto sofisticato perchè se non viene utilizzato correttamente, a volte può comportare anche conseguenze negative rispetto alla costituzione fisica della cavità orale del soggetto che lo usa. Lo spazzolino elettrico migliore è noto anche per la sua capacità di provocare carie, varie lesioni alle gengive, recessioni gengivali o gengivite ritirate.

Per questi motivi, è consigliabile consultare il proprio dentista di fiducia per avere dei consigli attendibili su un corretto utilizzo dello spazzolino elettrico. Vi sono dei casi in cui il dentista potrebbe consigliare al proprio paziente, l’utilizzo di uno spazzolino manuale, ma tutto può dipendere dall’effettiva necessità che un paziente presenta nel prevenire o nel curare l’eventuale placca che si deposita sui denti rendendoli opachi, dal colore giallatro e suscettibili ad altre eventuali infezioni opportunistiche.

Benefici di un gasatore per l’acqua

Sicuramente tutti avrete sentito parlare del gasatore di acqua, ma come funziona questo elettrodomestico che sembra particolarmente apprezzato dalle casalinghe di tutto il mondo? Iniziamo a dire che il gasatore è un apparecchio che permette di rendere frizzante l’acqua del rubinetto.

Il vantaggio è quello di non spendere più un sacco di soldi in bottiglie di plastica che sono sempre difficili da smaltire. Nella maggior parte dei casi, funziona senza pile né elettricità e può essere anche piuttosto semplice da utilizzare anche per chi lo utilizza per la prima volta.

Quali tipologie di gasatore esistono?

Esistono i gasatori da integrare al rubinetto di casa che permettono di avere acqua potabile e frizzante per sempre, oppure le soluzioni mobili che non fanno altro che effettuare una frizzantezza in una bottiglia PET dedicata. Nel secondo caso i prodotti non rendono frizzante solo l’acqua ma anche innumerevoli bevande da preparare direttamente a casa.

Con il gasatore collegato al rubinetto, si può avere acqua fresca di qualità con una maggiore sicurezza nei confronti delle sostanze contaminanti. Quindi è necessario valutare quale tipo di gasatore fa al caso vostro, di certo il risultato finale viene offerto con prodotti di altissima qualità, basta saper scegliere.

Conviene utilizzarlo?

Il gasatore è uno strumento molto conveniente da utilizzare, visto che permette di accedere a un igiene di un certo livello. Infatti, non avete mai pensato a tutte le condizioni igieniche che subisce una semplice bottiglia di plastica? Grazie alle bottiglie integrate insieme al gasatore, potrete avere una buona qualità, ricordandovi sempre di lavare in maniera regolare con acqua non troppo calda.

Valutate con attenzione se le bottiglie possono essere lavate in lavastoviglie, secondo alcuni studi è stato dimostrato che l’impego non corretto di queste bottiglie può causare la formazione di contaminati all’interno dell’acqua, causate da carenze igieniche.

In ogni caso vare la pena utilizzarlo perché vi farà risparmiare il costo delle bottiglie di plastica e del loro smaltimento, per non parlare della possibilità di avere acqua fresca senza problemi da gasatore portatile oppure dal rubinetto. Tutto dipende dalle esigenze che richiedete e vedrete che il gasatore diventerà il vostro prodotto migliore amico.

Soprattutto chi beve tantissima acqua frizzante, scoprirà quanto sia piacevole avere un gasatore sempre a portata di mano per offrire bevande o acqua frizzante in ogni momento. Basta valutare il tipo di utilizzo e scoprire se il prodotto fa davvero al caso vostro.

Comodità delle sedie da ufficio

Esistono molti nomi per identificare le sedie da ufficio, alcuni le chiamano poltrone girevoli altri sedie. In ogni caso stiamo parlando sempre di quella tipologia di sedia imbottita, integrata su un asse che permette la rotazione a 360 gradi.

Come riconoscere le vere sedie da ufficio?

Chi non ha mai lavorato in uno studio professionale o fa poca attenzione ai dettagli, sicuramente non si sarà mai accorto di questi prodotti. Pensate che la prima sedia girevole fu creata da Thomas Jefferson, oggi vengono utilizzate non solo negli istituti pubblici ai giorni nostri fanno parte anche delle case dove le persone studiano o lavorano in totale comodità.

Il vantaggio principale nell’utilizzo di questo prodotto è la spalliera imbottita e solitamente rivestita in un tessuto simile alla pelle, con braccioli laterali in plastica, in pelle oppure in metallo. Non tutti i modelli sono uguali, infatti, alcune sedie da ufficio hanno una reclinazione che arriva solo fino ad un certo punto, con un’altezza regolabile tramite sistemi pneumatici.

Le comodità da non sottovalutare

L’altezza delle sedie è regolabile, infatti, le versioni ergonomiche da ufficio devono essere così per offrire il maggior comfort possibile a chi passa tanto tempo seduto. La leva per la regolazione è il sistema integrato appositamente per questo motivo, per una buona posizione si dovrebbe avere un altezza che va dai 40 ai 55 centimetri da terra. I piedi sono posizionati sul pavimento con le gambe e le braccia orizzontali e parallele alla scrivania.

Molto importante anche la larghezza della seduta e la sua profondità, le sedie classiche dovrebbero avere una larghezza per sostenere ogni tipo di persona. I modelli comodi hanno le seguenti caratteristiche:

  • Larghezza da 43 a 50 cm con una seduta normale.
  • La profondità deve offrire all’utente di sedersi contro lo schienale.

Il supporto lombare per una sedia ergonomica offre il sostegno dalla parte inferiore è fondamentale, infatti, per avere il miglior comfort è quello di ottenere una regolazione anche a questo livello. In questo modo chi si siede può ottenere la misura adeguata in base alla curva della spina dorsale.

Non da meno lo schienale di una sedia da ufficio, che non dovrebbe mai superare i 48 cm, nei casi in cui risulti separato, deve poter essere regolato in altezza e inclinazione per offrire una curva naturale. Mentre nella versione ad unico pezzo è consigliabile avere una regolazione che permetta di spostarsi avanti e indietro.

Un’alimentazione corretta con il spremiagrumi

Molto spesso si considerano le diete come necessarie per dimagrire, perdere peso e mantenersi in forma, ma sempre più esperti dell’alimentazione affermano che invece di saltare pranzi, spuntini o cene, è molto più utile per il nostro organismo mangiare poco e bene. La frutta è sicuramente il cibo più consigliato sia per perdere peso che per acquisire vitamine, e per condire al meglio il tutto spesso si ricorre all’uso di un utilissimo spremiagrumi.

Saper scegliere la migliore frutta è fondamentale per il nostro benessere

L’uso dello spremiagrumi è adatto per chi vuole assaporare diversi frutti mischiati e frullati, e talvolta conditi con altri ingredienti come il latte, o il cacao. Lo spremiagrumi è uno strumento che non può mancare per chi è abituato a coltivare la passione dei “fai da te” in cucina e nella propria vita domestica in generale. Spesso, chi si dedica a questo tipo di attività, è attento alla scelta del cibo da gustare, agli ingredienti e alla loro qualità. In uno spremiagrumi è sempre meglio inserire frutta di stagione, ed oorganica, è quella frutta più sana e nutriente che non può fare altro che bene al proprio organismo e alla propria salute. Al contrario sono sempre più dannosi, o quasi, i frutti importati, cresciuti in idroponica, spruzzati con pesticidi o altri prodotti chimici.

Spremiagrumi o frullatore, l’improtante è preparare bene gli ingredienti

Vi sono frutti e agrumi che presentano caratteristiche particolari e devono essere preparati e trattati al meglio prima di essere inseriti nello spremiagrumi o nel frullatore. Ad esempio, la buccia di arancia e pompelmo è molto spessa e può bloccare l’attività dello spremiagrumi, si deve togliere il guscio alla fruta secca, il nocciolo dove è presente, come nelle pesche, nelle prugne o nel mango. La frutta deve essere sempre tagliata a pezzetti, è doveroso chiudere sempre lo spremiagrumi o il frullatore. Si deve inoltre fare attenzione affinchè non si formino delle masse durante l’attività dello spremiagrumi, e per facilitare il tutto, si può anche aggiungere un po’ d’acqua, utile a diluire il composto che una volta ottenuto potrà essere consevato in frigo anche per un paio di giorni.

Per il benessere del proprio organismo, però, è più utile bere il succo praticamente subito dopo averlo ottenuto, ma vi sono anche altri modi per assaporarlo, come ad esempio preparare sorbetti, giaccioli o zuppe. Nello spremiagrumi si possono ovviamente anche frullare le verdure, che insieme alla frutta regalano un succo molto energico e dal sapore molto gradevole. Ad esempio si possono spremere insieme: un piccolo cetriolo, mezzo cavolo, una pera senza il torsolo, un cucchiaio di sedano e tre gambi di sedano.

Impianto fotovoltaico: econostenibilità, green e rispamio energetico

Oggi il risparmio sembra essere molto importante, e sono sempre di più le persone che scelgono il “fai da te”, costruendo oggetti che possono essere utili alla propria vita domestica. Addirittura, è possibile costruire a casa propria un impianto fotovoltaico domestico, e i vantaggi di averlo sono veramente tanti. Gli impianti fotovoltaici sono considerati importanti per l’economia green, sono molto gettonati da coloro che vogliono mantenersi attenti al risparmio energetico e alle dinamiche econostenibili.

Le statistiche del bilancio elettrico nazionale hanno dimostrato che il fotovoltaico ha portato molti benefici nell’ottimizzazione dei costi di approvviggionamento energetico a livello nazionale. Il fotovoltaico è uno strumento ecologico che oltre a permettere con le energie rinnovabili di ridurre le emissioni inquinanti, permettono anche all’Italia di rispettare gli accordi internazionali appartenenti al protocollo di Kyoto. Le bollette dell’energia elettrica, con il fotovoltaico saranno sicuramente molto più ridotte, ma è importante tenere conto dell’affidabilità dell’impianto fotovoltaico, della sua efficienza e del suo buon funzionamento.

Spendere per la realizzazione di un impianto fotovoltaico, conviene per risparmiare in futuro

Un impianto fotovoltaico da 3 KwP potrebbe costare intorno ai 6500 euro fino agli 8500 euro. Vi sono dei finanziamenti e incentivi come il Quinto Conto Energia che è cessato nel luglio 2013 dopo aver rggiunto 6,7 miliardi di euro di incentivi. Poi vi è l’incentivo statale che sarebbe una compensazione tra il valore economico dell’energia prodotta e quello dell’energia prelevata dalla rete in un diverso periodo da quello della produzione. Tale contributo viene calcolato dall GSE considerando le caratteristiche dell’impianto e delle condizioni contrattuali dell’utente in relazione al fornitore dell’energia elettrica.

Ovviamente, anche per gli impianti fotovoltaici vi sono delle dovute procedure burocratiche e amministrative, infatti si deve richiedere all’ufficio comunale l’autorizzazione necessaria all’impianto fotovoltaico, e per ridurre la difficoltà delle procedure che possono procrastinarsi a lungo, è consigliabile rivolgersi ad aziende installatrici che aiutano l’utente a facilitare tutto il lavoro necessario per avere il proprio impianto fotovoltaico.

Anche per provvedere da soli e autonomamente, alla costruzione di un impianto fotovoltaico nella propria abitazione, è necessario sempre consultare dei seri professionisti del fotovoltaico e del settore green, in modo da scegliere bene i materiali adatti e di qualità per gli impianti, in modo da far funzionare questi nel modo più corretto possibile ed essere quindi altamente redditizio.

Velocità e tecnologia della stampa offsett

La stampa offsett rappresenta la versione più moderna della litografia. Questa tipologia di stampa usa come forme di stampa delle lamiere di zinco o di alluminio, aventi lo spessore da 0,3 a 0,6 mm., che vengono sottoposte preventivamente ad un trattamento di granitura superficiale, con abrasivi o per via elettrolitica, per rendere la superficie ruvida in modo che trattenga l’acqua di umidificazione.

Procedimenti di funzionamento della stampa offsett

Vi sono diversi procedimenti per preparare la forma per questa stampa. Quello che oggi è maggiormente diffuso è il cosiddetto sistema di copia positiva, cosi chiamato perché si parte da una diapositiva che viene stampata su di una lamiera di zinco preventivamente sensibilizzata. Al posto dell’impaginazione che si aveva in tipografia, nella stampa offset si ha il montaggio che si esegue su un piano di cristallo o di materiale plastico trasparente e indeformabile sul quale si applicano le pellicole mediante appositi adesivi.

Il foglio di zinco viene deacidato quindi sensibilizzato con una soluzione a base di collante (gomma arabica, albumina, resina sintetica) e bicromato di ammonio. Quindi ad esso viene sovrapposto il montaggio e il tutto esposto alla luce di lampade ad arco. Dopo l’esposizione si procede allo sviluppo con soluzioni apposite o, in certi casi, con la semplice acqua.

Come stampa un’offsett?

Tutte le parti che non devono stampare rimangono coperte mentre si mette a nudo il metallo in corrispondenza delle parti stampanti. Quindi si effettua una leggera incisione nelle parti che dovranno stampare, usando una soluzione acquosa di cloruro di calcio, acido cloridrico ed acido acetico. Sulla lastra si stende poi una soluzione di gomma lacca in alcool, nitrobenzolo e violetto di metile che aderisce alle sole parti stampanti ed aumenta l’aderenza tra la superficie incisa e l’inchiostro di protezione che viene steso successivamente.

Si procede quindi allo spoglio, ossia alla eliminazione del collante indurito e insolubile mediante una soluzione in acqua di acido solforico, alla asciugatura della lastra ed alla stesura sopra di essa di una soluzione a base di sali igrofili. Lo zinco cosi preparato viene montato sulle macchine da stampa che sono del tipo a pressione cilindrica diretta. Lo zinco viene umidificato, poi inchiostrato; quindi si stampa su un tessuto gommato steso generalmente su un cilindro ad asse parallelo a quello su cui è montato lo zinco. Il tessuto gommato a sua volta stampa sulla carta che passa su un altro cilindro parallelo ai precedenti.

Poiché la stampa offset presuppone un passaggio intermedio dalla gomma alla carta cosi sullo zinco l’incisione è diritta e non rovesciata come in tipografia e litografia. Il passaggio intermedio, dividendo due volte l’inchiostro riduce l’intensità della stampa del testo: questo è uno dei punti di inferiorità del procedimento offset rispetto a quello tipografico.

Limiti e rivoluzione della luce

La luce è una radiazione elettromagnetica, compresa tra circa 4 • 10 alla quattordicesima e circa 7,5 • 10 alla quattordicesima periodi al secondo, che impressiona l’occhio. Lo studio della luce è quindi legato anche al fenomeno fisiologico della vista; è bensí vero che esistono preparati fotografici sensibili alla luce, ma la loro latitudine di sensibilità può essere diversa da quella dell’occhio: ne consegue perciò che i limiti di definizione della luce non possono essere che legati a quelli della vista.

Le teorie della luce

Newton riteneva che la luce consistesse in uno sciame di minutissime particelle, lanciate dai corpi luminosi con velocità enormi, le quali o giungono direttamente al nostro occhio e vi destano una sensazione che noi riferiamo al corpo luminoso, o colpiscono altri corpi e da essi vengono rimandati all’occhio, e noi ne riferiamo le impressioni ai corpi illuminati. Huygens invece pensò che la luce fosse generata da vibrazioni rapidissime delle piú piccole particelle costituenti i corpi, le quali, trasmesse da un mezzo elastico, giungono all’occhio;

Questo mezzo deve essere diffuso in tutto l’universo. Le due teorie sono note coi nomi rispettivamente di teoria corpuscolare e teoria ondulatoria. La prima, per la sua semplicità e per l’autorità del suo grande ideatore, venne subito accolta con favore, giustificato anche dal fatto che essa spiega i fenomeni luminosi piú comuni con meravigliosa evidenza. La seconda teoria spiega invece i fenomeni in modo piú complicato e per di piú richiede la presenza in tutto l’universo, del mezzo elastico adatto alla propagazione delle oscillazioni.

Limiti e differenze sulle teorie della luce

La teoria di Huygens ebbe fortuna perché, a differenza di quella corpuscolare di Newton, permise di spiegare i fenomeni dell’ottica fisica (cosí chiamata in contrapposizione all’ottica geometrica), quali la rifrazione, l’interferenza, la diffrazione, la polarizzazione. Tuttavia la sua principale limitazione consisteva nel fatto che per spiegare la propagazione della luce nel «vuoto» degli spazi interplanetari e cosmici, occorreva immaginare tali spazi non vuoti in senso assoluto, ma riempiti di una sostanza elastica che assommasse proprietà piuttosto contrastanti.

Come quelle di essere abbastanza rarefatta perché i pianeti vi si muovessero senza attrito, ma abbastanza densa per trasmettere onde trasversali come sono quelle ottiche: onde elastiche trasversali sono infatti trasmesse solo dalla materia nel suo stato piú condensato, ossia sono caratteristiche dei corpi solidi (i gas ad esempio trasmettono onde elastiche solo longitudinali). L’esistenza di una simile sostanza, che fu chiamata «etere cosmico», fu effettivamente ipotizzata ma, a parte le difficoltà di procurarsene un campione per analizzarne le proprietà, la coesistenza in essa delle suddette contrastanti caratteristiche permaneva come una fondamentale debolezza della teoria ondulatoria elastica di Huygens.

Tutto sulla invenzione della stampa

L’invenzione della stampa a caratteri mobili interruppe la troppo costosa scritturazione a mano, contribuendo alla moderna diffusione del libro. Nella seconda metà del ‘400, infatti, i libri cominciarono ad avere larga diffusione per l’invenzione da parte del maguntino Johan Gutenberg della stampa a caratteri mobili.

La stampa in Italia

La stampa si diffuse con mezzi assai semplici, onde il termine incunabuti per indicare il «libro in fasce », quelli cioè stampati sino a tutto il 1500. Nel ‘500 la stampa del libro si perfeziona, specie per i contatti con l’arte rinascimentale. In Italia prosegue la sua attività Aldo Manuzio la cui opera è continuata dal suocero Andrea Torresani, dal figlio Paolo e dal nipote Aldo il Giovane. Accanto ad essi opera a Venezia un’altra grande famiglia di tipografi, i Giunta, attivi anche a Firenze, a Lione ed in Spagna. A Venezia stampano anche, tra gli altri, i Paganini, Melchiorre Sessa, i Giolito de’ Ferrari, Ottaviano Petrucci inventore della stampa musicale a caratteri mobili. Sempre nel sec.

XVI sono da ricordare a Roma Antonio Blado, in Francia i Griffi, i Vérard, i Pigouchet, gli Etienne o Stefani, nei Paesi Bassi il Plantin ed il Moretus. Per la ridondanza manierista delle ornamentazioni meno bello appare il libro secentesco, specialmente in Italia ove in quest’epoca non appaiono, pur tra i numerosissimi stampatori, tipografi di pregio. Più interessante il libro francese, e specialmente quello dei Paesi Bassi, specie per l’attività della famiglia degli Elzeviri, autori di libri di piccolo formato che ebbero numerosi imitatori e speciale diffusione.

I libri come opere d’arte

Il ‘700 italiano reagisce alla mediocrità del secolo precedente con libri di pregio stampati a Venezia dallo Zatta, a Padova dal Comino, a Milano dalla Società Palatina, a Bologna da Lelio della Volpe, a Firenze da Tartini, Franchi e Manni, a Roma dal Pagliarini; principe degli stampatori del ‘700 è G.B. Bodoni, attivo a Parma, insuperato maestro nell’incisione dei caratteri e nel gusto per una composizione elegante e simmetrica. Nello stesso periodo sono da ricordare in Francia i Didot, in Inghilterra la stamperia di Oxford, nell’America settentrionale l’attività di Beniamino Franklin.

La stampa dei libri nel corso dell’800, dal lato artistico, è di scarso interesse; è questo tuttavia il secolo nel quale il libro maggiormente si diffonde contribuendo all’educazione popolare e sociale. Concetto questo continuato anche ai nostri giorni pur orientandosi verso forme decorative (copertine, illustrazioni) destinate a maggiormente attirare la attenzione del pubblico distratto da altre fonti di divertimento e meno portato quindi ad istruirsi attraverso la lettura. Accanto ai maggiori tipografi interessati ad una divulgazione culturale permangono ancora stampatori che amano il libro in quanto opera d’arte, curandolo dal punto di vista estetico nel solco della miglior tradizione.

Le prime musiche della storia

I primi canti dell’umanità, fusione di suoni faringei inarticolati emessi sotto l’impeto delle passioni, possono essere stati nenie cullanti cantate anche su due sole note ripetute all’infinito, e canzoni di lavoro, brevi frasi ritmate accompagnanti il movimento fisico.

Le musiche del passato

I primi impulsi subiti dall’arte dei suoi si possono ricercare nella ripetizione, spontanea quando si voglia dare maggior intensità espressiva a frasi, parole, grida; nell’allitterazione, comune nella più antica arte magica che faceva uso di formule cadenzate su identici suoni consonantici e vocalici; nell’edonismo del suono, ossia nel puro piacere del senso all’udire un suono di per sé reiterato e ripetuto; nell’imitazione dei canti e dei gridi degli animali (specie degli uccelli).

Il primo strumento fu dunque la voce, mentre gli strumenti veri e propri, costruiti dall’uomo per imitare i suoni della natura, appaiono ben presto in tutte le categorie: a percussione (e sono i più numerosi poiché rispondono al bisogno di segnare il ritmo) costituiti da tronchi cavi su cui si battevano le mani e le armi da caccia, fino a giungere alla costruzione di tamburi con pelli tese; a fiato, verosimilmente suggeriti dal sibilare del vento e rappresentati da canne vuote portate al naso o alla bocca, da siringhe di Pan e da conchiglie (buccine); a corda, inventati arricchendo l’arco da caccia di ulteriori corde e appoggiandolo a una zucca vuota quale primitiva cassa di risonanza.

Canti selvaggi

Presso i popoli allo stato selvaggio si notano sensibilità e pratiche musicali varie, ora legate al più stretto cromatismo, tanto da conoscere solo il semitono e intervalli anche più piccoli, ora appoggiate al più puro diatonismo, sulla base di una scala di soli cinque suoni senza semitono (anemitonica pentafonale). In generale presso tutti questi primitivi non si trova alcuna via di sviluppo alla musica a causa delle ferree leggi che puniscono anche con la morte ogni tentativo di modificare i canti tradizionali e di comporne di nuovi.

Ogni occasione, ogni magia, ogni festa ha la sua melodia e queste canzoni o arie sono: di carattere guerresco o esaltativo, il vero canto selvaggio, il più antico e il meno artistico, grida e lamenti regolati dal ritmo, che ripetono all’infinito parole e suoni; di genere narrativo, quando adattano molte strofe a un solo periodo musicale; di tipo a ballo, ossia canzoni danzate, in cui si alternano due motivi. Le musiche antiche rappresentano un elemento fondamentale e una base importante per comprendere le evoluzioni della musica moderna e contemporanea.

Sapere eterno delle biblioteche

La biblioteca è una raccolta di volumi non avente scopo commerciale, ma conservativo ad incremento della cultura e, come derivazione, il locale che tale raccolta contiene. Notizie di cronisti e suppellettili librarie, rinvenute in scavi archeologici, ci hanno permesso di documentare l’esistenza di biblioteca dell’antichità. Numerosi i ritrovamenti nella biblioteca fondata a Ninive da Assurbanipal (668-626 a. C.), della quale sono pure stati conservati i cataloghi. Cimeli egiziani sono pure venuti alla luce, come anche si hanno notizie di bibilioteche private dell’epoca greca, come quella di Aristotele. Di grande importanza le raccolte dell’epoca ellenistica.

La biblioteca d’Alessandria diede larghissimo impulso alla formazione della cultura ed arrivò a possedere, all’epoca di Cesare, ben 700.000 rotoli di papiri. Callimaco, che ne fu probabilmente il bibliotecario dal 260 al 240 a. C., ne compilò un catalogo in 120 libri. Pare sia stata distrutta a causa di un incendio appiccato da Cesare alle proprie navi (47 a. C.) e che ad essa si estese, ma fu poi ricostituita coi 200.000 rotoli della biblioteca di Pergamo che Antonio donò a Cleopatra.

Fu poi più volte incendiata; le ultime opere da essa possedute sarebbero state infine distrutte dal califfo Omar (641). La biblioteca di Pergamo, forse fondata da Eumene II (197-158 a. C.), ebbe pure grande importanza; scomparve quando Antonio, come abbiamo detto, ne donò le opere a Cleopatra. Anche altre città del periodo ellenistico (Rodi, Corinto, Dello, ecc.) possedevano biblioteche minori.

Le biblioteche romane

In Roma molte biblioteche sorsero col materiale asportato da paesi conquistati; tra le private si ricordano quelle di Lucullo e di Attico, mentre solo nel 39 a. C., da Asinio Pollione, fu aperta una pubblica biblioteca, cui segui quella ben più ampia di Augusto (28 a. C.). Altri imperatori lo imitarono, Tiberio, Vespasiano, Traiano, sino ad arrivare a ben 28 raccolte nella sola città; esse scomparvero, per incendi o per distruzione, durante l’epoca barbarica. In genere le B. dell’antichità erano formate da un’ampia sala nelle cui pareti si aprivano armadi a muro con-tenenti i rotoli a strati sovrapposti, identificabili dal titolo scritto su una striscia pendente all’esterno.

I papiri erano per lo più divisi per materia, ma in genere esisteva anche un catalogo generale che indicava probabilmente i singoli armadi. Con le invasioni barbariche la conservazione degli strumenti della cultura precedente restò affidata esclusivamente ai conventi che ereditarono parte del materiale romano e quei testi sacri che si erano già andati raccogliendo nelle biblioteche cristiane (tra le quali assai nota era già stata quella di Cesarea in Palettina, fondata nel sec. III). Esse erano formate da un limitato numero di volumi; solo la biblioteca imperiale di Costantinopoli continuava, per ricchezza di materiale, le tradizioni romane.

Di esse ricordiamo la Vaticana, quelle di Bobbio, Nonantola, S. Gallo, Reichenau, Clu-ny, Luxeuil, Corbie, nelle quali esistevano anche centri di copiatura che contribuirono non solo all’evolversi delle varie forme di scrittura (paleografica), ma anche al diffondersi dei testi sacri e dei loro commenti; per questa ragione genericamente simili sono i fondi di tutte le biblioteche medievali.